Kamidari
Kamidari
[...]
Per chi crede al kamidari, forse la nostra è una di quelle storie che il destino ha tracciato prima ancora che nascessimo. Inizialmente ero molto scettico, forse
proprio per quella parola del dialetto okinawano che mi è sempre parsa incredibilmente ridicola. Non perché volessi ad ogni costo risultare risoluto e razionale:
semplicemente non mi piaceva l’idea di trovarmi sulla scacchiera di una partita già giocata.
C’era stato un tempo in cui tentavo di darmi un tono davanti a lui, perché avevo deciso d’essere impermeabile e diffidente, come dovrebbe essere un ragazzo davvero
cool. Ero incredibilmente giovane, arrogante come tutti quelli che non sanno nulla della vita – e per questo credono pure di saperla lunghissima -, affamato da certe luci
che potevo guardare solo da lontano. Non so se fossi davvero sicuro di avere talento o di potermela cavare oltre la cerchia delle solite facce: per certo, però, non avevo
mai incontrato uno come lui.
Nel dialetto di Okinawa, il kamidari è il potere di chi fa divinazione e dunque conosce gli eventi anticipatamente. La prima volta in cui mi disse d’esserne capace,
gli risi in faccia. All’epoca, probabilmente, mi divertiva l’idea di poterlo irritare o, in qualche modo, di opporgli resistenza. Forse persino di ferirlo. Ero molto stupido e non sapevo
davvero valutare quello che mi circondava. Ora lo so. Se fossi stato più ricettivo e più sensibile avrei colto l’entusiasmo e l’interesse genuino che lo animava fin
dal nostro primo incontro. Avrei dovuto ringraziare e domandare e forse sforzarmi di conoscere un po’ di più qualcuno che sembrava davvero un extraterrestre,
nonché l’unico a non rendersene conto. Era la sua nota più peculiare e, probabilmente, anche quella che lo rendeva incredibilmente attraente, oltre ad una
bellezza talmente vergognosa e perfetta da sembrare inventata. [...].
Author: Sar@
Characters: Gackt-You (Gackt Job)
Status: Completa
Rating: R
One-shot monografica, dedicata al primo incontro tra You (chitarrista dei Cains:Feel
ed attualmente Gackt Job) e Gackt.
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Posted on 29 Sep 2007 by Sar@
Tanabata e ancora oltre
Tanabata ed ancora oltre
[...]
Possiamo incontrarci quando vuoi. Se chiudi gli occhi.
Ed ora cosa mai poteva sognare ad occhi chiusi, arricciato ed indifeso sul divanetto di un brutto camper? Gackt era rimasto a fissare ipnotizzato la piccola lacrima trasparente
che via via si era fatta strada lungo la guancia leggermente abbronzata, chiedendosi quale fosse la cifra autentica di un miraggio che all’improvviso diveniva carne,
lasciandolo ancora più disorientato. Si era chinato su di lui, carezzando e cancellando quel segno d’inaspettata imperfezione. Poi, passando il polpastrello sulle sue
labbra umide, si era detto se non fosse quello il segno: non era uno spirito, né una metafora, né una chimera. Era una creatura di carne che poteva carezzare.
Possedere. Consolare. Ottenere. Poi haido aveva aperto gli occhi ed era di nuovo volato oltre un invisibile sentiero che neppure la misericordia divina avrebbe forse mai reso
accessibile. [...].
Author: Sar@
Characters: Gackt-HYDE
Status: Completa
Rating: R
Warning: Boy's love
Una one-shot molto particolare, che nasce da
suggestioni diverse. Gackt (al secolo Satoru Okabe) ha sempre professato una grande ammirazione per haido ed in un'intervista ha detto di aver provato a baciarlo mentre
dormiva, ai tempi delle riprese di Moonchild. Vero è anche Yasunori Sakurazawa compaia tra i credits dei Malice Mizer (anche se non sono certa si tratti della
formazione in cui militava pure Okabe). Da questi due spunti nasce una storia abbastanza atipica e difficile, credo, da inquadrare in termini di genere.
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Posted on 29 Sep 2007 by Sar@
Occhi a mandorla non fanno un giapponese
Occhi a mandorla non fanno un giapponese
[...] Anche se ti chiami Shimada e questo legittima tu debba essere giapponese per forza, non c'è niente di più insidioso delle scale mobili di Tokyo per farti capire che no: gli
occhi a mandorla non vogliono dire niente, se non capisci neppure in che lato stare senza che si incazzi qualcuno o ti guardi male. Perché in Giappone contano anche dettagli
come questi. E non parliamo delle metropolitane, in cui a Parigi t'infogni di corsa e chissenefrega se rovesci una vecchia, strada facendo: a Tokyo, davanti a un paio di deficienti
in divisa, devi allinearti, fare la fila e sbattere la testa sulla porta, perché - CAZZO - tutti i vagoni sono tarati a misura di gnomo o dopoguerra (e poco importa se un
altro ragazzo sicuramente giapponese ti guarda quasi con simpatia ed ha la stessa tacca che ti ritrovi in fronte).
E vale la pena anche di affrontare il capitolo kanji, perché parlare una lingua non vuol dire necessariamente anche scriverla e leggerla e le prime volte avanzi a
tentoni come se fossi un analfabeta. Tu, che di lingue ne parli quattro, insomma, barcolli in un'orgia di sgorbi senza senso. Avevo diciotto - quasi diciannove anni - anche la sera
di un freddo ottobre in cui Shibuya si accese e sugli schermi al plasma esplose un Arcobaleno che cantava finalmente qualcosa di diverso dagli enka che pensavo fossero il degno
strazio di un assurdo convento.
Blurry Eyes: e la cantante era davvero bellissima.
"E' un uomo, Anis. Quello è visual. Visual-kei. Non dirmi che non ne hai mai sentito parlare?".
Ah, ah. Divertente. [...]
Author: Sar@
Characters: Monoral
Status: Completa
Rating: PG13
Per quanto sappia bene non siano ancora (purtroppo) abbastanza famosi da
rappresentare un nome evocativo per il pubblico italiano, i monoral rappresentano a mio avviso uno dei migliori giovani gruppi rock in circolazione. E non solo in Giappone.
Cantano in inglese, offrono tracce dal sound incredibilmente europeo, interpretati da una voce eccellente e da virtuosismi strumentali che vanno ben oltre il
prodotto commerciale: sono il simbolo di una globalizzazione culturale virtuosa, come è sempre più raro vederne. Questa one-shot parla del cantante, della sua storia fatta di
tante vite, tante lingue e tante culture. Visto e considerato, per quanto apparentemente glam, sia quasi tutto vero, cito le uniche due libertà che mi sono presa: la
notte autunnale a Shibuya (ma è storicamente probabile, visto che Anis arriva in Giappone mentre esplode il caso Dune) e la raccomandazione di MONDO GROSSO
(con cui comunque Anis collabora nel 2003, incidendo una traccia di Next Wave, Graceful ways). Ali Morizumi,classe 1973, è a tutt'oggi una delle voci
di Love FM, suona professionalmente dall'età di 22 anni, è un compositore apprezzato ed ha
avuto anche una parentesi da attore. Anis è la voce di background, nonché il compositore, di oltre la metà delle tracce di 666 di HYDE, nonché supervisore dei testi inglesi.
Intrattiene con il suo capo un rapporto di amicizia, ritratto da molti scatti off-stage. E' vero, per altro, Hideto l'abbia preso per una donna e si sia
spaventato per la sua statura. E' voce comune, per altro, Shimada l'abbia dissuaso facendogli un disegno tanto osceno da metterlo in imbarazzo. Il resto è quanto ho scritto per
voi.
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Posted on 29 Sep 2007 by Sar@
{ (Al)Lies }
{ (Al)Lies }
[...] Ti cerco negli occhi di un’altra persona, ma non arrivo mai a te.
Sono perso nell’abisso fatto di vuoto.
Il tempo scorre al suo interno ma non passa mai veramente.
Il mio abisso è confortevole, ha compassione di me, mi chiama “dio” o forse “diavolo”, e io chiamo lui “la piccola
culla della nostalgia del nostro sangue”.
Il mio abisso è luminoso e gradevole, così dolce da vomitare.
A modo suo perfetto.
Ma pur sempre senza fondo.
Ti guardo mentre precipito, le mie grida non possono raggiungerti.
Mai [...].
Author: Morrigan
Characters: Gackt-Mana (Malice Mizer)
Status: Completa
Rating: PG13
"{ (Al)Lies }" rappresenta in assoluto la prima opera mi sia capitato di
leggere su di un pairing che, come ho più volte indicato, non rientra in alcun caso tra i miei favoriti: ovvero il GacktxMana. Le ragioni del mio
ostracismo sono, curiosamente, le stesse che mi hanno portata ad amare questa pagina ed a volerla fortemente per il mio personalissimo archivio: mi riferisco, ovviamente, alla
caratterizzazione dei personaggi. Morrigan fa uno splendido lavoro sotto ogni punto di vista: gestisce con grande verosimiglianza i caratteri e si serve di una lingua che non solo
ha una musicalità inebriante, ma interpreta alla perfezione le suggestioni stilistiche che hanno caratterizzato i Malice Mizer. In un gioco di rimandi lessicali e visivi - che
abbracciano gli stessi PV del gruppo - si sviluppa una narrazione giocata sui sensi e sulle immagini, che rende merito (prima ancora che alla coppia) ad un indimenticabile
sodalizio artistico. Vivamente consigliata a tutti i fans.
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Posted on 29 Sep 2007 by Sar@
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