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The Fourth Avenue Cafe

The Fourth Avenue Cafe
[...] "Io me lo ricordo, Ken. E basta anche solo questo".
Kitamura aveva sospirato in profondità, senza spezzare quel muto dialogo fatto anche di sguardi e sentimenti trattenuti. "E’ per questo che ce l’hai con tetsu, haido? E’ per questo che ora sei HYDE e basta?".
Il rumore acuto e lacerante di un pianto imprevisto aveva spezzato il silenzio. haido si era alzato e si era piegato sul bambino, stingendolo tra le proprie braccia ed asciugandone le lacrime.
Ken, nondimeno, aveva quasi il sospetto quella fosse una specie di fuga dalle proprie, come mostrava l’incredula rabbia per quel 30 agosto 2006 ed una scelta che sapeva di riscatto e di perdono: il The Fourth Avenue Cafe era stato finalmente pubblicato [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: R

Una piccola long-fiction decisamente contemporanea, visto che descrive eventi tanto coevi da assumere un profilo quasi documentario. Quindici anni di successi, eventi celebrativi, l'annuncio di un concerto epocale e la pubblicazione dell'indimenticato singolo-fantasma: tra realtà e fantasia, propositi ed emozioni del presente-futuro dei Laruku.




Posted on 29 Sep 2007 by Sar@

Can't stop believing [Pieces 2]

Can't stop believing [Pieces 2]
[...] Erano passati dieci anni da quel 24 febbraio maledetto. Dieci anni che non avevano scalfito la bellezza di Yasunori, perché il tempo corrode il respiro, non la nostalgia. Eppure Sakura era ancora lì, da qualche parte, attorno a loro. Incatenato dall’amore, dalle lacrime o, forse, da quell’affetto recuperato e mai più rinnegato.
C’era sempre stato per haido, come esisteva lì per lui, sulla cima di una collina e sotto un ciliegio in fiore.
La cultura giapponese non ha paura dei morti: e tetsu non aveva mai rinnegato le proprie origini. Non gli piaceva guardare indietro, perché a fissare l’orizzonte oltre le proprie spalle c’erano più lacrime che non sorrisi, ma sapeva pure come un tranquillo cimitero fosse il luogo più adatto per raccontare una storia: perché in fondo era anche il luogo in cui ogni trama trovava il proprio compimento. Anche la sua, dunque. E quella di haido [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: R-NC17
Warning: Boy's love, A/U, death

A grande richiesta, prosegue la mia riscrittura dell'epopea dei Laruku. Questa volta non viene tanto in conto la genesi del rapporto tra haido e tetsu, quanto quel che il capitolo precedente non ha raccontato: un amore adulto, burrascoso, complicato, in cui nuovi volti e nuove emozioni si incuneano senza tregua. Come già in passato, la timeline non subirà modifiche ed i PV - questa volta realtivi ai progetti solisti del vocalist e del bassista - saranno un fondamentale tema conduttore.




Posted on 29 Sep 2007 by Sar@

Pieces

Pieces
[...] Seduto davanti all'altare di quella cripta, nel buio cuore di una cattedrale di cui neppure conosceva il nome – Saint George, forse? A cercare tra le gargolle di un portare neogotico, di quelli che a New York ti sorprendono all’improvviso (incubi della modernità buoni solo a colpirti alle spalle, tra i grattacieli che lui amava tanto) forse avrebbe trovato un drago. O un cavaliere. O un’ispirazione -, aveva sollevato il capo, dischiuso la cicatrice di un sorriso su quelle sue labbra da geisha e detto che sì: finalmente aveva trovato il bandolo della matassa.
Neji.
La vite contro cui si era stretto un filo rosso e poi nero e poi ancora rosso: come il sangue e come quell’ultimo tramonto fissato insieme.
Sì: ricordava persino quand’era cominciato tutto, se era poi vero ci fosse un inizio.
A New York erano tutti sicuri di avere una risposta. New York era stata fondata dagli olandesi – gliel’aveva detto qualcuno. Forse lui. Gli piaceva la storia. Gli piaceva anche la sua ignoranza. Forse perché era la sua bambola preferita. Il suo vaso da colmare -, però: e gli olandesi erano euclidei.
Per due punti passa una sola retta. La vita ha un inizio ed una fine. La vita forse ha persino un senso.
Aveva sorriso e si era detto che non era un newyorkese e non lo sarebbe mai stato.
Cominciava a parlare abbastanza bene quella lingua secca, priva di ammiccamenti. Cominciava ad abituarsi persino a certi sguardi.
Ma era giapponese.
I giapponesi non sono euclidei.
Non credono alla retta.
Credono ai cerchi.
Ai cerchi ed ai serpenti che si mordono la coda. [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: R-NC17
Warning: Boy's love, A/U, death

I frequentatori del fandom jrock (un fandom prevalentemente anglosassone) sapranno senz'altro come la più parte delle long-fiction dedicate ai gruppi del cuore siano A/U. All'interno del genere - elemento, questo, che mi ha molto incuriosito - la più parte delle storie dedicate ai Laruku ha un'ambientazione mafiosa (molti, credo, conosceranno le belle pagine di Iriaca). Per tale motivo, ed anche per un'ispirazione particolarmente significativa, ho deciso di stilare la mia versione. A dispetto delle mie colleghe di lingua inglese, però, avvezze a prendersi parecchie licenze (dalle età alla contestualizzazione storica), la sottoscritta ha deciso di complicarsi la vita. A/U sì, insomma: ma quasi documentario.
Quali saranno i tratti salienti? In primo luogo le mie suggestioni visive: seguirò, nei fatti, una linea immaginaria che passa attraverso i PV Blurry Eyes, the time to say goodbye, Kaze ni kienaide, Lies and Truth e Pieces, quasi fossero filmati di una storia vera. In secondo luogo sarà probabilmente la mia prima, vera storia haitsu (mannaggia a voi che mi avete contagiata). In terzo luogo è la mia prima opera quasi originale: nel senso che può leggerla chiunque. I fans possono farsi qualche risata, gli altri godersi un noir che spero risulti abbastanza credibile e movimentato.




Posted on 29 Sep 2007 by Sar@

Sixteen

Sixteen
[...] Quando ero solo un ragazzo – ma potrei dire di non essere cambiato poi molto. Di essere sempre stato coerente persino in una specie di deleterio masochismo -, c’era un’espressione che proprio non potevo soffrire.
Alle mie orecchie suonava come una professione di resa degna dei vecchi, dei falliti e dei codardi: shikata ga nai.
Non c’è niente da fare.
A sedici, diciassette anni, invece, sei fondamentalmente convinto che sarà sempre possibile fare qualcosa: impegnarsi per un sogno; rovesciare la scacchiera e vincere così la partita. Almeno: lo sei se hai la stoffa del vincente, dell’eroe, dell’idealista o dello scemo.
Per dirla come Ken, io rientravo piuttosto in tutte le categorie e, al contempo, me ne avrebbero dovuta costruire una su misura, perché uno come me non si era mai visto. Non avevo nulla in comune con i protagonisti dei manga che leggevamo, se non le ambizioni divoranti: le stesse, a ben vedere, che mi rendevano ridicolo agli occhi dei più.
Una rockstar? Io? Con quella faccia, con quelle orecchie e, soprattutto, con quella lingua incapace di centellinare la verità secondo una misura di buonsenso?
Non ho mai capito se la natura mi abbia fornito di una fantasia di gran lunga superiore alla norma, o di una fortuna altrettanto sfacciata: fatto sta che al volere degli dei non mi sono mai rimesso. Che la partita fosse vinta o persa, insomma, dipendeva solo dal sottoscritto.
Shikata ga nai: fu anche quello che mi disse Kitamura, quando decise, all’improvviso, di essere diventato un adulto e di poter per questo rinunciare alle note.
"Non c’è niente da fare. Comunque dovrò trovarmi un lavoro vero".
Avevo un anno in meno e le idee molto più chiare: se non mi fossi sentito infelice, tradito ed improvvisamente solo in un modo tanto doloroso da risultare soffocante, gli avrei rotto il basso in testa. O forse no: perché tenevo al mio basso ed avevo lavorato duro per comprarmelo.
Shikata ga nai: fu quello che dissero i miei genitori quando mi presentai alla cerimonia della maggiore età con una camicia rosa. In quel caso, però, suonò quasi come un complimento: se non altro, era almeno un’ammissione di resa.
Se fossi stato bello, forte, intelligentissimo, poco ma sicuro, la mia determinazione non sarebbe parsa tanto azzardata da suonare persino diabolicamente maligna: eppure, se con il tempo ho dovuto arrendermi persino alla saggezza dei vecchi, è anche e soprattutto perché non credevo alla massima che mi è stata infine estorta.
Shikata ga nai: perché con lui ho sempre perso e credo persino mi stia bene.
Non ho mai avuto autentiche difese e mi chiedo, in fin dei conti, se il vecchio tetsu non abbia qualcosa da dirmi in merito. Non è, cioè, che il mondo debba piegarsi davvero ad un fatalismo senza speranza: sono io, al dunque, che ho reso tutte le armi. Eppure, almeno all’inizio della nostra storia, non solo credevo fermamente d’essere l’unico demiurgo di una straordinaria epopea, ma soprattutto di potermi imporre sul buonsenso ed il sentimento.
Se mi fossi arreso alle circostanze ed a quelle evidenze che, a detta di tutti, dovevano ridimensionare – e molto – i miei sogni di gloria, tanto per dirne una, haido non sarebbe mai divenuto tale. Di questo sono sicuro, fosse pure perché un diamante brilla della sua luce migliore solo se trova qualcuno davvero in grado di sgrezzarlo e levigarlo a dovere.
Hideto era già bellissimo e pieno di carisma: ma senza di me non sarebbe mai diventato la Voce. A dar retta a Hiro o a quello sciroccato di Nishikawa, ch’era pieno di buone intenzioni interessate e di consigli non richiesti, l’ex chitarrista dei Jerusarem’s Road se la tirava troppo perché uno sconosciuto potesse entrare nelle sue grazie. Ed era ancora quello shikata ga nai che mi demoliva il sistema nervoso.
Perché non provare, invece?
[...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: NC17
Warning: Boy's love

Visto che il 13 luglio sarà il compleanno di Neve, ho deciso di omaggiarla come si conviene ad una haitsu doc: con una storia un po' più corposa del solito, soprattutto. Ambientata ai giorni nostri (per la precisione sarà contemporanea al tour 2007, attualmente in corso), tradurrà il gioco di rimandi temporali che gli stessi artisti hanno costruito sul palco in un decamerone di aneddoti chiaramente inventati di sana pianta dalla sottoscritta (forse).




Posted on 29 Sep 2007 by Sar@

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