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Il sorpasso

Il sorpasso
[...] Il basso è esattamente il cuore pulsante della musica. Il suono che c’è sempre, fosse anche come riempitivo.
Il battito incessante che manca davvero solo quando si arresta: perché quando si arresta ti accorgi pure che la tua armonia interiore muore.
Il basso è il gregario silenzioso del rock.

A chi appartenevano quelle parole? A Sakura, senz'altro.
Sakura era il solo gli avesse insegnato davvero qualcosa negli anni d'oro: gli anni dei blocchi terrificanti in cui non c'era niente da rubare. Gli anni delle docce fredde, perché l'acqua non bastava per tutti. Gli anni in cui se conoscevi una ragazza, potevi finalmente scopartela per conto tuo, senza mamma o papà a chiederne il conto. Gli anni in cui, malgrado tutto, a scopare erano sempre quei due - Sakura e Ken -, perché al cuore dell'Arcobaleno era sempre mancato il coraggio d'essere veramente una puttana.
Era un ruggito basso e sordo, ora. A sporgersi appena un poco verso lo specchietto, forse avrebbe potuto incontrare lo sguardo di Ogawa. Uno sguardo che non era né miope né timido, ma ti entrava dentro. Senza pietà. E senza pietà sembrava scavare nei tuoi segreti peggiori, nei tuoi meandri più neri, nelle tue debolezze sconsiderate e nelle tue poche virtù.
Ma un secolo prima - sì, poteva dirlo. Ormai era un secolo prima -, quel semplice dettaglio non aveva avuto il minimo significato. Non era nulla che stigmatizzasse, almeno, perché haido gli avrebbe permesso tutto. Tutto.
Sì, era vicino. Ogawa gli era incredibilmente vicino. Come sempre. Era l'ombra che, per non riuscire ad oltrepassarlo, comunque non lo abbandonava mai. Era la seconda faccia del suo satellite. Era, malgrado tutto, quello che lo manteneva in orbita. Senza un perché. Per troppi perché.
Tutto era cominciato quella sera d'inverno. La sera in cui aveva visto quello strano ragazzo - che sembrava una ragazza. Sì. tetsu era infinitamente più femminile di Hideto Takarai. Lo sarebbe stato sempre. Meno bello, ma più donna. Stronzo anche come una donna. Più dolce, più vulnerabile e più spietato insieme - avvicinarsi con un sorriso di quelli che nessuna rivista avrebbe mai fotografato, perché c'era solo uno cui Ogawa sorridesse davvero: e quel qualcuno era lui. Senza tema di smentite. Lui e lui soltanto.
E quel ragazzo - che sembrava una ragazza, neppure si fosse fatto un punto d'onore nel confonderlo - l'aveva fatto sentire Dio. Aveva colpito nel suo punto più molle di figlio viziato. Di principessa. Di primadonna. L'aveva fatto sino al punto di ipotecare la sua fedeltà: perché a chi domanda di te come se fossi un dono, tu non sapresti mai dire di no. Non lo concepisci, semplicemente. Non saresti mai così stupido, insomma, da darti via per niente.
tetsu gli aveva dato tutto: persino il ritmo sordo, fedele, quieto e sommesso di un cuore di musica chiamato basso. E Hideto si era fidato. Era stato suo.
Stava tentando il sorpasso. Di nuovo. Decima curva di un circuito usurato e quella determinazione che non scemava ugualmente. Probabilmente era quello il piglio del leader: il non voler perdere. Il non saper perdere mai. Il lavorare assorto e implacabile dietro le quinte, salvo darti l'idea di non essere una comparsa qualunque, ma il burattinaio che tende i fili.
Tant'è che se il burattinaio abbandona la presa, tu cadi giù. Floscio e inutile come una bambola di pezza [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: PG15


Dopo molto - se non moltissimo - tempo torno ad analizzare uno dei momenti più controversi della storia dei Laruku, sarebbe a dire la sorda crisi che anticipa il primo hiatus del gruppo. Lo faccio attraverso gli occhi di haido in quello che i lettori di Anemone possono sfogliare come naturale filler di quelle pagine, ma che resta soprattutto la confessione spietata di un uomo sospeso tra revanscismo e affetto.




Posted on 29 Sep 2007 by Sar@

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