one-shot
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trans one-shot
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Scritto sul corpo
Scritto sul corpo
[...] L’aveva stretto a sé con prepotenza, desiderio, crudeltà e disperato bisogno. Le dita di lui tra i suoi capelli e la sua bocca che sapeva di fumo: eppure aveva un sapore inaspettato e buonissimo. “Come hai fatto a non capirlo! Sono quindici anni che ti faccio la corte”. E tetsu gli aveva detto la verità: che non era riuscito a leggere quell’invito, perché a sfiorare quel suo corpo desiderabile e desiderato, gli era sempre sfuggito un messaggio essenziale.
Il dettaglio essenziale.
Voleva che quell’amore fosse scritto sul corpo, così che a possederlo l’avrebbe letto mille e mille altre volte ancora.
haido, senza esitare, l’aveva accontentato.
“Perché tutti e due? E’ così volgare!”.
Takarai l’aveva afferrato per un lembo della t-shirt e fissato con una specie di comico risentimento. “Mi ha fatto malissimo, stronzo! E’ così che mi ringrazi?”.
Leccando dolcemente l’impronta del sangue contro la rosa scura dei suoi capezzoli, tetsu aveva socchiuso le palpebre e mormorato semplicemente “Basta il sinistro. Non voglio altro”.
Perché sotto quel piccolo gioiello batteva un cuore che aveva fatto suo: un contratto che nessuno avrebbe mai rescisso, perché scritto sul corpo. E nel loro destino [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: PG15
Come molte fans sapranno, nel suo ultimo diario pubblico haido ha reso noti i suoi piercings più recenti (ai capezzoli). Glissando su quella ch'è la mia personale opinione (in realtà temo che si tradurrà in una one-shot farsesca in Kitamura-style), ho colto l'occasione per scrivere una storia che avevo in mente da un po' di tempo: era mio interesse, cioè, stendere una haitsu un po' più esplicita e sensuale del solito, che esplorasse intimamente soprattutto la sfera mai del tutto espressa del reciproco desiderio. Spero di essermi avvicinata all'obbiettivo e di avervi offerto qualcosa di gradevole.
And they said
And they said
[...] Avrei dovuto capirlo che c’era qualcosa che non andava dal sorrisone di Yukki e dal fatto Ken avesse spento la sua marlboro per accendersene subito un’altra mentre mi si avvicinava –imitato dagli altri due-, mi prendeva per le spalle e mi piazzava davanti al laptop. Avrei dovuto capire che c’era qualcosa che non quadrava quando me li sono trovati dietro a farmi da capannello –o da avvoltoi- mentre facevo scorrere le pagine del sito. Avrei dovuto, ma non l’ho capito nemmeno quando sono arrivato a leggere il famoso dunque.
Ci sono arrivato solo quando Ken mi ha stropicciato le spalle con le mani stringendo ‘amichevolmente’ troppo forte e mi sono ritrovato haido che mi flautava in un orecchio “Come pensi di cavartela questa volta?”. [...].
Author: Neve83
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: PG13
Che tetsu Ogawa non sia un capolavoro di diplomazia è cosa nota. Che i suoi compagni lo accettino impunemente, però, è davvero tutto da dimostrare. In una narrazione rutilante e divertentissima, Neve83 offre, con la consueta bravura, uno spaccato di vita comune ed un eccellente ritratto del leader dei L’Arc~en~ciel.
Evergreen
Evergreen
[...] Era un amico d’infanzia, di quelli che non aveva mai abbandonato davvero, persino nei giorni in cui non poteva più permettersi di guardare da solo il mare ferroso di Wakayama. Era rimasto nel giro, ma nessuno dei vecchi compagni d’allora aveva raggiunto le sue vette: al Rakuen quello scricciolo di Hideto era arrivato solo. Un po’ gli dispiaceva. Un po’, in verità, ne era orgoglioso: perché nessuno avrebbe scommesso sul figlio dei Takarai, la principessa dell’Apple. E la principessa aveva vinto.
D’invidia non ve n’era stata agli inizi, perché in un mondo d’incertezze e poche luci autentiche non potevano inserirsi odi di una qualche sostanza: poi l’Iride era esplosa e nulla aveva più avuto lo stesso colore. Non era cambiato haido, ma lo scenario attorno ai suoi passi. All’improvviso persino l’amicizia aveva assunto un altro sapore: e i ritorni, un odore sospetto di tradimento e concessioni interessate.
Si erano persi di vista, forse mai più parlati.
Quando un vecchio filo si era riallacciato, però, haido aveva scoperto d’essere stato ancora tradito dall’ombra.
“Io me li ricordo quei giorni, sai? Non sono mai riuscito a cancellarli.
I giorni di pioggia e un ombrello in cinque…
Il giorno in cui si ruppe la macchina di Pero e ci toccò spingerla fino a Osaka, sporchi di grasso e fango da fare schifo.
E mi ricordo quando cercavo quel maledetto cantante e mi piazzaste davanti al microfono.
E mi ricordo la rabbia e poi la gioia e poi l’incredulità di quel primo concerto.
E mi ricordo di quando vi ho traditi.
E davvero non lo so se mi dispiace, se mi sento un cane o se mi sento bene, perché se quello era il mio destino, io non potevo risalire il flusso della corrente.
Io vorrei dirti che non sono un egoista.
Vorrei dirti che sono ancora un amico e che mi dispiace averti perso e non aver speso una, una sola delle mie preziosissime parole per trattenerti appena un po’. Ma io sono un buco nero che divora tutto il resto, per non restituire niente.
Io ho tradito mille volte, te lo giuro. Persino il mio migliore amico. Persino chi ha fatto di me qualcuno. Chi ha creato haido. Chi ha creato il mito.
Te ne sei andato in pace? Mi hai ricordato appena un po’? Soprattutto, ti sei ricordato di Hideto? Perché io a volte non so più chi sono: e delle mille morti plausibili, ti assicuro ch’è la mia a fare più male.
Resterò solo, soprattutto, perché non ci sarà più nessuno a piangere Hideto.
In fin dei conti, sembra proprio che la mia paura più lacerante sia destinata a diventare realtà”.
Tra i files del suo laptop c’era ancora quell’e-mail.
Come c’era la risposta incredula della moglie di quel vecchio amico.
Una risposta calda, persino affettuosa: la risposta che haido meritava. Fino in fondo.
“Era felice, sai?”, mi disse Megumi. “Non sapeva si fosse sposato, ma quel pensiero l’ha intenerito… Ecco, credo fosse sollevato al pensiero il suo amico non fosse morto solo”.
Era da haido. Era da Hideto, soprattutto.
“Ha preso la chitarra e si è messo a suonare. Era da un po’ non lo facesse. Ed è stato bellissimo”.
Evergreen nacque dunque così: intrisa di memoria e di rimorso. Pregna di due morti e di due sacrifici: perché nel vuoto aperto da Sakura si era perduto un pezzetto di Hideto. E qualcuno, fosse anche la sua maschera di scena, aveva tutto il diritto di piangerne la perdita.
Era un uomo complicato, haido: affascinante e triste da perderti.
Tortuoso e dolce da perdersi.
Non riuscivo a essere imparziale nei suoi riguardi: quella sua trasparenza amplificava e rendeva mostruosa qualunque resistenza.
“Tu lo sapevi?”, chiesi a Tetchan mentre registravamo Smile – e l’aria, sempre tesa, pareva comunque all’improvviso di nuovo respirabile -.
tetsu mi fece un sorriso che non compresi: amaro e indecifrabile come sono spesso i suoi. E non mi rispose. Del resto non sapevo neppure bene quale fosse esattamente la mia domanda.
Sapeva ch’era morto un amico di haido?
Sapeva che haido conviveva con la costante paura di svanire del tutto?
Sapeva che non voleva farlo solo?
E poi c’era già quella risposta, credo.
Io la conoscevo: Tetsuya non poteva ignorarlo, come non poteva ignorare nulla che riguardasse Takarai. Era sempre stato il suo sogno più bello, in fondo. Persino quando l’ombra vestiva la face più luminosa della sua luna.
Infine me lo disse: quando non ne avevo più bisogno. Quando neppure la cercavo, quella replica disperata: perché la macchia sembrava essersi riassorbita senza lasciarci cauterizzati e distrutti [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: PG15
Una one-shot senz'altro particolare, come particolare è il tema su cui l'ho sviluppata. La morte è il filo conduttore: morte fisica, morte artistica, morte psicologica. Ho scelto ancora una volta due punti di vista antitetici: la voce incolore e distante di Yukihiro Awaji per raccontare; quella emotiva e profonda dell'haido narrato. Per quanto possa tentarmi l'idea di far mio per intero il plot di questa storia, è opportuno dica come ci sia per contro un buon settanta per cento di verità nella trama. In particolar modo è lo stesso haido a raccontare la curiosa nascita di Evergreen (letter from haido 14/11/2001), come pure verità storica è lo strambo scambio di e-mail con il defunto. Vero anche haido abbia chiuso il penultimo giorno del tour 2007 ricordando Yuuko Furukawa, una giornalista che accompagnò i Laruku ai loro esordi. Il resto, come di consueto, è responsabilità mia (e un po' anche di chi ha suggerito il tema!).
Ibara no namida
Ibara no namida
[...] Era autunno. Faceva freddo. Una pioggerella insistente grondava giù tra le fronde fittissime di un bosco spettrale: all’improvviso era come sprofondare nel nulla. O in uno specchio fedele di quella ch’era diventata la mia vita. L’avevo sacrificata ad un sogno di carta ed ora era esattamente quello: carta straccia.
In quegli ultimi mesi avevo sezionato ogni evento, ogni parola, ogni ombra. In un gioco dell’oca immaginario, avevo supposto di poter deviare ad un bivio, di percorrere al contrario la plancia, o, semplicemente, di avviare una nuova partita, che si sostituisse ad una mano dolorosamente perdente. Ma la vita non era un gioco. Né lo erano i sogni. I sogni, piuttosto, erano un’illusione che ti faceva morire.
Affondavo nel fango, lasciandomi impunemente bagnare da quella pioggerellina così incredibilmente simile a lacrime: ma non stavo piangendo. Io, che potevo farlo per un nulla, in quei giorni non provavo proprio niente. Era esattamente la misura del dolore di cui aveva parlato haido: un girotondo di sentimenti contratti, sensazioni deviate e rancore sordo. Round and round: per non andare da nessuna parte [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: PG15
Giuro solennemente che non avevo intenzione di scrivere l'ennesima haitsu. Poi è successo strada facendo e mi sono rassegnata mio malgrado. E' una storia abbastanza singolare, che tratta di un episodio poco conosciuto della vita di tetsu: la crisi isterica, cioè, che lo portò alla fuga in una foresta tedesca nell'autunno del 1997. Tra verità e fantasia, dunque, l'autocritica di un ragazzo in grado di vivere per il suo sogno.
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