one-shot
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Can't stop believing
Can't stop believing
[...] E’ strano pensare ci sia stato un tempo in cui era haido a supplicare per una mia voce – per quella telefonata che non gli facevo mai -: quasi impossibile crederlo ora che era un uomo apparentemente così sicuro e così solido, persino freddo a tratti, come con me non era mai stato. Potrei dire che la cosa mi disturba, ma non sarebbe del tutto vero, perché a ben vedere non muta in nulla la mia vita o i miei ritmi: al più mi libera da una specie di confuso senso di responsabilità e di colpa. Al contempo è anche inevitabile provare un po’ di malinconia: perché siamo cresciuti. O invecchiati. O ci siamo fatti consumare un po’ da quel palco che avevano giurato non ci avrebbe mai cambiati [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: PG13
Dopo tanto tempo, una nuova haitsu ambientata nella timeline reale del gruppo. Benché il nuovo singolo dei Laruku non sia ancora uscito, ho provato ad immaginarne la composizione, unendo agli eventi del presente le suggestioni di un passato indimenticabile.
Ci vediamo all'Asashi
Ci vediamo all'Asashi
[...] Agli inizi degli anni Novanta, quando la bolla era ben lontana dal proprio punto di rottura e tutti i giapponesi erano davvero convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili, tra i ragazzi di Osaka divenne abituale un’espressione che, di lì a poco, sarebbe diventata persino leggendaria: ‘ci vediamo all’Asashi’. Centrale rispetto al grande cuore della musica del Kansai – dai Dead End in poi, dunque, del Giappone intero -, l’Asashi era in realtà un curioso ibrido tra un negozio di strumenti ed un grande magazzino: entravi per comprarti un plettro come quello di Crazy Cool Joe ed uscivi, magari, con un paio di quelle terrificanti giacche con spalline che gli anni Ottanta avevano malauguratamente sdoganato. In apparenza, dunque, non era nulla di tanto clamoroso da giustificare il pellegrinaggio quasi imposto che ogni sabato pomeriggio portava di ragazzi di Osaka a sfidare il traffico micidiale del centro e stiparsi là, nel bel mezzo di una galleria che ospitava qualche brutto negozio neppure troppo fornito.
Appena un paio d’anni più tardi non sarebbe stato poi troppo difficile intuirne il perché, ma in quei giorni quasi estivi, bruciati dal caldo sole del Sud, nessuno avrebbe immaginato che l’Arcobaleno più famoso del Giappone sarebbe nato da quelle parti: allora, nei fatti, Tetsuya Ogawa era già famoso, sebbene non nel modo che avrebbe forse desiderato.
Se avevi un’età compresa tra i sedici ed i ventidue anni – davi cioè l’impressione d’essere uno studente, di non avere molti soldi, né molta voglia di lavorare, né abbastanza serietà da spaccarti la schiena per inseguire il tuo sogno, anziché mettere in disordine gli scaffali della nastroteca – ed osavi anche solo entrare all’Asashi, nei fatti, non potevi non imbatterti in un ragazzetto smilzo, con due fondi di bottiglia inerpicati su di un naso sottilissimo e l’aria antipatica dell’inquisitore. Uno che, se non ti chiedeva immediatamente cosa facessi da quelle parti, si procurava di starti alle costole e riallineare immediatamente un qualsivoglia vinile la tua sconsiderata trascuratezza avesse osato spostare di un millimetro.
Tetsuya Ogawa, appunto [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: PG15
Complice un po' di insano fangirlismo in compagnia di Neve83, sono stata colta da illuminazione improvvisa per una storia decisamente sui generis. Dopo Sometimes Before e Like Tootsie, una one-shot in cui affronto il purtroppo sempre negletto tema delle origini dei L’Arc~en~ciel, sfruttando però una guest star che appartiene davvero a quei giorni ed a quegli anni: Takanori Nishikawa, alias T.M.Revolution. Salvo il canovaccio, ch'è frutto della mia mente malata, la descrizione dell'Asashi e del tetsu commesso appartiene alla verità storica dello stesso Tetsugaku: diciamo che mi sono divertita a romanzarla un po', lasciando la parola al mio mefistofelico ego-Kitamura. Chi non sa nulla del gruppo, ma apprezza le storie leggere, può leggere questa pagina senza problemi, visto che eventi strettamente legati alla band non entrano particolarmente in conto.
Skyline in blue [come il gabbiano Jonhatan Livingston]
Skyline in blue [come il gabbiano Jonhatan Livingston]
[...] In fin dei conti guardavo ancora alla storia da un punto incredibilmente vicino al cielo: il mio skyline, però, non era fatto di torri svettanti, ma delle ombre della memoria. Quelle, sì, lunghe e tanto spaventose da somigliare alle mani adunche di una strega da leggenda contadina, di quelle che ci raccontava la sorella di Ken per toglierci dai piedi e metterci paura.
Kitamura non c’era mai caduto, però: ed io mi fidavo troppo della sua forza e del suo giudizio per accettare le mie inquietudini.
Di anni, da quei giorni, ne erano comunque trascorsi abbastanza da mutare tangibilmente atteggiamenti e convinzioni: Ken non aveva perso la propria gioiosa razionalità, ma il sottoscritto non aveva guadagnato in fiducia. Quel poco che il successo mi aveva regalato, se vogliamo, aveva mostrato una contropartita così dolorosa da svilire persino l’oro immacolato delle prime memorie.
Con lo sguardo perso nella caligine di una megalopoli asiatica, così lontana eppure così vicina alla Tokyo dei miei sogni, tentavo ostinatamente di cancellare le note di un’epifania troppo effimera per rappresentare ai miei occhi l’inno di quello che pure avevo creduto fosse un sogno ormai realizzato: Vivid Colors.
Quel maledetto refrain mi percuoteva invece dall’interno, portando con sé un fiume di immagini che la macchina da presa aveva raccolto a stento, senza lasciarne immaginare l’autentica bellezza: perché la luce che brillava allora nei nostri occhi non era un effetto scenico a buon mercato, ma il segno non ci fosse bisogno di recitare una felicità profondamente radicata.
Vivid colors: haido che improvvisa un balletto, che sbadiglia in pullman, che battibecca con Ken e poi pretende di far subito la pace. Kitamura che mi ruba gli occhiali, che riproduce in una velenosa imitazione le mie debolezze peggiori. Sakura che ride come un pazzo: e poi mi tira un bacio, distruggendo in un nulla ogni rancore.
Vivid colors: e gli ultimi mesi erano stati di un grigio impenetrabile. Nessuno scatto rubato, dunque: i pochi set che ci avevano comunque concesso avevano mostrato fin troppo chiaramente non fossimo presentabili [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: PG15
Dopo eoni - letteralmente - in cui non affrontavo più l'ordinaria timeline del gruppo, torno con una fanfiction interamente incentrata sul personaggio di tetsu Ogawa, non solo visto come fuoco narrante, quanto colto nell'analisi della sua personalità e delle sue reazioni all'indomani dello scandalo Sakurazawa. Sviluppata a partire da eventi reali - il viaggio ad Hong Kong di Ken, Yukihiro e tetsu, mentre haido è alle Hawaii con i genitori -, rappresenta una mia personalissima interpretazione del leader, inteso come uomo e come amico.
La festa del capo
La festa del capo
[...] “Interessante. Quanti mesi sono che va avanti questa storia?”. Non volevo prendermela con haido. Ce l’avevo più con me stesso, s’era per quello: perché mi atteggiavo a forte, invincibile bastione del niente, ma neppure sapevo consolare un amico. Non ne avevo la capacità, né soprattutto la voglia. Qualcosa mi aveva raggiunto e ferito senza la minima speranza potessi negarlo a me stesso.
haido fece per allontanarmi con un gesto stizzito. “Lasciami in pace, Ken. Non sto giocando. Non ho voglia di recitare la parte del pagliaccio quando non me ne frega niente”.
Gli avrei dato uno schiaffo, giuro.
E le mille occasioni in cui l’avevo sentito piagnucolare come un cagnetto abbandonato addosso a tetsu?
E le troppe volte in cui gli aveva vomitato addosso valanghe di merda, pur di alleggerirsi la coscienza?
E quel suo quasi amore così tremendamente doppiogiochista, perché gli riusciva facile far credere sentimenti che nutriva al più per il magnifico haido?
“Sì, hai ragione. A te importa solo di te stesso. Sakura, tetsu, il sottoscritto e probabilmente anche Yukki non sono che il tuo palcoscenico, no? Siamo qui per ascoltarti, per compatirti e magari per farti anche l’applauso quando fai lo stronzo”.
haido si volse bruscamente nella mia direzione: aveva gli occhi lucidi e si mordeva furiosamente le labbra. “Cosa cazzo dici? Si può sapere cosa vuoi da me?”.
Se avessi seguito quel che il mio ego più nero e spontaneo gridava, poco ma sicuro, avrei latrato qualcosa di politicamente tanto scorretto da essere suicida. Visto che un bel respiro mi è sempre bastato a recuperare il controllo, scelsi la via più breve per una composizione quasi negoziale.
“Che cresci, prima di tutto. In tutti questi mesi non hai fatto altro che attaccarti a tetsu come se fosse il responsabile di tutto: da quello che è successo al gruppo alla tua felicità. Ti sei mai fermato a chiederti cosa volesse lui? No. Non ci hai neppure provato. Per te è naturale chiunque pensi solo a come renderti felice, no? Chiediti invece se non ci sia qualcosa di diverso dietro certi gesti. Qualcosa, per altro, che tu non meriti neppure un po’” [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: PG15
La storia di questa fanfiction è abbastanza singolare, poiché prima ancora di una trama coerente mi sono sovvenute le singole sequenze che desideravo utilizzare. Ne è nato un impasto abbastanza disomogeneo, in cui lo humour lascia spazio a riflessioni malinconiche e prepara una chiusa decisamente sopra le righe. La ragione profonda della stesura è altresì da ricercarsi in un piccolo regalo che desideravo fare: a Kikyo, in quanto autrice del millesimo commento, ed a -lirin-, per il suo ventiduesimo anno (mi spiace, piuttosto, se non sono riuscita a finirla proprio in tempo per il gran giorno, ma spero sia comunque gradita!).
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