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Sussurrando a un ricordo

Sussurrando a un ricordo
[...] La vita somiglia incredibilmente a un tradimento, vero Yacchan?
Me ne accorgo semplicemente vivendo: e scoprendo che il tempo non può fermarsi.
Mai.
Respiri e ami e scopi e ti incazzi e fai l’amore milioni di volte: e ogni volta ci credi di più, ti ancori a quelle braccia e a quella perversa idea di sicurezza che ti avvolge sempre quando godi.
O solo quando godi. Se poi capita.
A volte credo di aver cercato disperatamente la morte proprio perché temevo quel che sarebbe accaduto: perdere l’odore della tua pelle contro la mia. Sostituirlo con un altro odore, un’altra pelle, un’altra identità.
Sostituire il ricordo con qualcosa di tanto vivo e tangibile da ridurre l’ombra a un pallido fantasma.
Il tuo fantasma.
Ci siamo amati per così poco tempo, Sakura, che a volte mi chiedo come tu abbia fatto ad entrarmi dentro con tanta forza da non andartene più. E no: non ci sono doppi sensi, né volgarità, né facili battute che possano sostituirsi alla verità. Quella nuda, buona, dolce, calda com’eri tu.
Com’eravamo noi.
Avevi ragione, sai? Ragione a dirmi che non si ama mai una sola volta: che unica è solo l’occasione in cui ami tanto male da morirne.
Sapevi ch’ero io il tuo castigo? Che ti sarei sopravvissuto, malgrado tutto, e che facendolo avrei finalmente trovato quello che cercavo?
Non lo so: e credo sia proprio questo dubbio a farmi male. Questo dubbio e il rimorso per non averti mai detto davvero ‘ti amo’.
Io, che ho sempre giocato con le parole, con le immagini, con gli spunti più criptici e arditi, ti ho negato la mia verità per lasciarla semplicemente alla mia memoria.
Eravamo amanti, ma siamo stati soprattutto amici. Questo non potrei davvero dimenticarlo mai.
Questo, davvero, è stato quel che mi ha fatto più male.
Io sono stato carne in vendita, Sakura. So che lo sai, e non me l’hai mai chiesto.
Persino quand’ero io a permettermi di farti la morale, quella domanda non c’è mai stata.
Te l’avrei perdonata più di tutto il resto. Te l’avrei perdonata perché avresti avuto ragione: uno che aveva sbagliato tanto quanto me non poteva chiedere nulla a nessuno. Neppure un minimo di considerazione.
Ma tu non l’hai mai fatto.
Per te ero Hideto. Ero un ragazzo. Ero qualcuno cui potevi persino dire ‘Scusami. Ti ho scambiato per una donna’.
Mi hai salvato mille volte con un’unica frase. E’ stato proprio quel che ha spezzato l’incantesimo che aveva inghiottito la mia vita.
Quando Ren mi chiede di raccontargli una storia, dunque, scelgo sempre quella della Bella Addormentata.
Non per il bacio, né per il lieto fine: ma per quel che sta nel mezzo.
La selva impenetrabile. Le rose torbide e piene di spine che avvolgono il baldacchino.
La desolazione di un castello in cui tutti riposano da eoni, senza realizzare che la vita – quella vera – è oltre un incubo vegliato dai fiori.
E quando il bacio arriva, non è solo lei ad aprire gli occhi: ma l’intera foresta a dissolversi in un nulla.
Rei ha quattro anni. Ha l’età in cui comprendi tutto, perché nessuno ti ha ancora costretto a mistificare la realtà con il politically correct.
Rei, quando guarda le fotografie del mio passato, mi fissa dubbioso e non dice nulla. Poi, quando crede non possa sentirlo, corre da sua madre e le chiede serio e spiccio.
“Papà era la Bella Addormentata, vero?”.
Sì. Rei sa proprio tutto. Suo padre era la Bella Addormentata
[...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: R
Warning: Boy's love
Special Missing Moment #2: questa storia si inserisce nella linea temporale dell'A/U Pieces/Can't stop believing [Pieces 2]: per la prima parte, leggi qui. Per la seconda, qui

In occasione di Ognissanti e della festa dei Morti, una one-shot molto speciale, in cui svelo uno dei piccoli, grandi misteri lasciati in sospeso dalla saga di Pieces. Cosa resta del rapporto che ha legato haido a Sakura? Soprattutto: è davvero possibile smarrire per sempre i ricordi davvero importanti? Intima, dolorosa e brutalmente onesta - come si confà al personaggio -, l'ennesima confessione del mio personalissimo Orlando.




Posted on 31 Oct 2007 by Sar@

Un compleanno esplosivo

Un compleanno esplosivo
[...] “haido? Sei isterico. Calmati un attimo e ragioniamo!”.
Hideto si era acceso un’altra sigaretta e strofinato piano la guancia. Lo faceva sempre quando era nervoso, con il terrificante risultato che un paio di volte si era pure quasi dato fuoco ai capelli.
“C’è poco da ragionare! E’ il tre ottobre e non ho la più vaga idea di cosa regalargli. tetsu ha tutto. Ha talmente tanti soldi che non sa nemmeno come spenderli, se non in stupidi traslochi! Di quadri gliene ho regalati abbastanza da aprire una pinacoteca. Di vestiti mi rifiuto di comprargliene, perché non c’è una volta non trovi qualcosa da ridire!”
“haido… tetsu è una fashion victim, ti ricordo. Tu sei pure daltonico!”
“Perché, pensi che Ogawa ci prenda di più quando si tratta di abbinare i colori? Certi completi riesco a vederli pure io!”.
Kitamura si era arruffato i capelli, scuotendo il capo pensoso. In effetti, una volta tanto, il discorso di haido non conteneva semplicemente assurdità.
“Hai provato a buttarti sull’elettronica? Che so… Una sterminatrice automatica di fumatori… Uno sterilizza-atmosfera… Cose così… Adatte a un maniaco compulsivo!”.
haido l’aveva fissato malissimo.
“Non sei divertente, Kitamura. Proprio per niente. Io ho bisogno d’aiuto e tu mi prendi riccamente per il culo? Com’è che funziona qui?”
“D’accordo, d’accordo. Ora ti farò un discorso serio. Molto serio, haido. Poi sarai tu a trarne le conseguenze. Io mi limito a dirti quello che penso”
“Ti ascolto…”[...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: R
Warning: Boy's love
Special Missing Moment #1: questa storia si inserisce nella linea temporale dell'A/U Pieces/Can't stop believing [Pieces 2]: per la prima parte, leggi qui. Per la seconda, qui

In occasione del compleanno di tetsu Ogawa, torno con un capitolo accessorio di un mio A/U molto amato. A dispetto dei toni dell'opera principale, veleggiamo qui sulla commedia più spinta, complice anche il punto d'osservazione privilegiato di una vecchia, implacabile conoscenza: l'architetto Ken Kitamura. Come già in Pieces, verità e fantasia si sovrappongono in un gioco di citazioni riservate ai fans più scrupolosi e agli appassionati della storia contemporanea e recentissima del Giappone.




Posted on 04 Oct 2007 by Sar@

Ghost

Ghost
[...] Da quando ero in rotta con i miei – il che stava a dire da quattro anni abbondanti –, non mi era mai più capitato di pensare all’estate come ad uno di quei contesti in cui tiri fuori il peggio di te e ti diverti come un deficiente. Un po’ perché quella era la mia filosofia di vita abituale – voglio dire: dove mai si è vista una persona seria felice? -, un po’ perché conoscevo Tetsuya Ogawa da quando aveva sei anni: e Tetsuya, per essere uno completamente destrutturato, era molto organizzato nello strutturarti pure gli hobby. Poi ti rompeva i coglioni: ma di sicuro era molto attento al fatto ti divertissi secondo le regole [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: R
Warning: Boy's love

Questa storia è dovuta alla stessa disavventura di "Chiavi", ma è legata ad un'ulteriore prova della mia idiozia: talmente grottesca che non ho ancora avuto il coraggio di raccontarla pubblicamente. Vi basti sapere, in ogni caso, che doveva essere la versione originale della fanfiction pregressa. Il fatto siano completamente diverse come toni e contenuti vi basti a credere sia dissociata in modo grave. Cronologicamente la vicenda è ambientata tra il 15 ed il 20 luglio 1996.




Posted on 29 Sep 2007 by Sar@

Chiavi

Chiavi
[...] Ho sempre confuso l’amore con il bisogno. O meglio: non ho mai capito la differenza sottile tra i sentimenti e la paura. Kana era brava a catturare le rane. Forse fu proprio lei a recuperare le mie chiavi. Ero un figlio viziato, ma responsabile. Non dimenticavo mai le chiavi di casa ed ero molto orgoglioso di averle. Mi facevano sentire speciale, in qualche modo. Ne ho sempre avuto un parossistico bisogno, evidentemente. Quando i miei amici avevano il coprifuoco e sapevano di dover rientrare, io potevo permettermi di fumare ancora una sigaretta, farmi un altro giro, baciare una ragazza: ero abituato a trattenere la mia indipendenza in quei pezzi di ferro e non me ne separavo mai.
Tutto qui.
Quando sono diventato Haido, invece, ho cominciato a litigare con le chiavi. Forse c’è una specie di lezione morale in tutto questo: Hideto era molto più padrone della propria vita della maschera che si era incollato. Hideto, però, stava bene a Wakayama e da nessun’altra parte [...].
Author: Sar@
Characters: L’Arc~en~ciel
Status: Completa
Rating: R
Warning: Boy's love

Ieri [18/04/2006] ho dimenticato le mie chiavi di casa. Solo questo basterebbe a spiegare l'origine profonda di questa one-shot. In verità è un po' una leggenda metropolitana quella secondo la quale Haido abbia un brutto rapporto con le chiavi. Tutto nasce da un'intervista in cui il vocalist ha inserito nella voce 'hate' simile dimenticanza: il che lascia intendere gli capiti spesso! Gli episodi dell'infanzia di Haido e quello dell'albergo sono veri. Come al solito, però, la sottoscritta ci ha ricamato su.




Posted on 29 Sep 2007 by Sar@

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